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    L'importanza delle parole nella comunicazione, nel quotidiano, nel web. Parole di vita, parole che hanno lasciato un segno, parole inascoltate, parole rubate, parole negate. Noi siamo "quello che pronunciamo" e il "verba volant" è solo un luogo comune. Quello che non diciamo resta sospeso nel vuoto e il nostro pensiero ne resta mortificato. Dire quello che si pensa è la coerenza di chi vuol vivere nella verità ad ogni costo affinchè un idea possa venire alla luce ed essere colta. Tutto quello che si è detto ma anche quello che si sarebbe potuto dire.......... Jole
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LA SFIDA DELLA DIVERSITA’: sicuri di voler comunicare?

Pubblicato su 22/06/2009 da jole

Spesso quando ci relazioniamo a qualcuno può capitare di fallire il nostro tentativo di dialogo. Anche quando la nostra disponibilità è massima non sempre ci riesce di comunicare in maniera efficace: il passaggio di informazioni avviene nei due sensi ma su binari, per così dire, diversi. Questo tipo di difficoltà la si incontra quando troviamo di fronte a noi una persona che per i motivi più diversi ( cultura, estrazione sociale, fede religiosa, ecc) ha sostanziali preconcetti verso di noi.

Cerchiamo allora di dare delle indicazioni che possono aiutarci a comprendere che tipo di persona è quella che abbiamo di fronte, anche se per la verità è difficile e non sempre bello inquadrare le persone in categorie: tra una tipologia e l’altra, infatti, esistono milioni di altre tipologie con sfumature variabili che non sempre saremo in grado di identificare. Distinguiamo allora tra persona inflessibile e persona flessibile.

 

La fisionomia e il comportamento della persona inflessibile si individuano bene nei sinonimi: intollerante, ostinata, autoritaria, intransigente, rigida, dogmatica, con mentalità e ideologie chiuse, insofferente al diverso, settaria. L’atteggiamento flessibile invece caratterizza una persona tollerante, duttile, consapevole e capace di vivere nel pluralismo, di accettare il diverso e di rispettarlo, aperta al confronto e alla verifica, con leale volontà di capire, disposta a lasciarsi persuadere. L’atteggiamento intollerante è uno degli ostacoli più gravi alla comunicazione aperta e alla convivenza democratica. L’intollerante è impermeabile ad un’interpretazione della situazione e del problema diversa dalla sua; non è capace di porsi in una angolatura diversa nel considerare le cose. Egli è nel giusto: la verità gli appartiene; tutta; ne ha il monopolio. O si è con lui, e allora si è nel vero; o si dissente, e allora si è nell’errore; non accetta soluzioni alternative ad un problema, ugualmente valide. Il diverso lo disturba e lo conturba. Ha una sola lettura del reale; di conseguenza sono valide soltanto la sua politica, il suo partito, la sua famiglia, il suo sindacato, la sua religione, la sua etica, il suo modo di educare… E’ settario. Settario è colui che fa della propria verità un idolo e lo vuole imporre agli altri. In uno dei frammenti lasciatici da Pascal si legge:

 “Ci si può fare un idolo persino della verità, perché la verità, scissa dalla carità, non è Dio: ne è soltanto l’immagine, un idolo che non dobbiamo né amare, né adorare”.

Questa analisi è comunque valida anche prescindendo da un discorso prettamente di fede, anzi è facilmente applicabile ad ogni contesto di comunicazione, ma andiamo avanti…

 

L’inflessibile è un uomo che non conosce il dubbio; è incapace di mettere in dubbio ciò che pensa e che fa. Afferma di dialogare; ma il suo non è un dialogo: è un monologo; con le proprie convinzioni. Non ascolta che se stesso. Ad un certo punto la conversazione muore; spesso con una constatazione amara: “Non ci capiamo!”. La persona flessibile e quella che riconosce che ci sono tanti modi di vedere una cosa quanti sono i suoi lati; sotto l’aspetto psicologico si può affermare che la realtà obiettiva non esiste; esiste sempre soltanto una realtà percepita, secondo me, dal mio punto di vista. E la percezione è un atto personalissimo; percepire è discriminare i vari significati possibili, selezionarli e strutturare l’interpretazione definitiva. Il medesimo oggetto o evento può avere per dieci persone dieci significati diversi; tutti legittimi e validi.

Sono certa che molti di voi leggendo questo brano ha saputo identificarvi di volta in volta molte persone conosciute nella propria vita e molte situazioni in cui il tentativo di dialogo si sia spento per “abbandono”….

Il problema che sorge in questi casi è sempre quello relativo al concetto di “verità”, chi la detiene? Qual è? Mia o tua? Una o più di una?

Vediamo allora che cosa è la “verità”:

 La verità è conoscenza, quindi sempre parziale; vera, ma sicuramente non onnicomprensiva. Un oggetto o un fatto presenta tante verità quanti sono gli aspetti da cui lo si considera. Tante verità in un’unica verità. Ciascuno cammina verso la vetta della montagna per il proprio sentiero; tutti sotto il medesimo cielo; ma ciascuno con il suo orizzonte. E’ il mistero della trascendenza della verità che abita e si svela in ogni realtà e non si esaurisce in nessuna impedendo così a tutti di imporre le proprie idee, ma solo di proporle. Nessuno possiede tutta la verità, ma solo ritagli. Nessun uomo, nessuna istituzione è il luogo della verità nel quale si è adunato tutto il vero. La verità supera ogni luogo. Nessuno possiede tutto il vero e nessuno possiede tutto l’errore; nessuno è solo bene, nessuno è solo male. Il rapporto col vero non è nè solitario, nè esclusivo; o si va verso la verità insieme o non è l’amore della verità che spinge e guida.

La verità non ha luogo e non ha tempo, non può mai essere colta nella sua interezza. Andando tutti insieme verso la verità è evidente il bisogno dell’altro per il confronto e la crescita.

Accade spesso però che l’altro venga respinto apriori, in quanto colto come “diverso da se”. Nel diverso alcuni vedono un pericolo alle proprie certezze, al proprio modo di essere e da ciò nasce la paura, la discriminazione e nei casi peggiori il razzismo.

E’ fondamentale l’apertura all’altro e la sua accettazione in quanto diverso da se: in un epoca in cui ancora questa questione risulta aperta e fonte di analisi, è evidente che il problema non è per nulla anacronistico.

 

La persona aperta e tollerante non ha paura del diverso; sa che esiste ed è disposta a prenderlo in considerazione e ad accogliere i suoi eventuali elementi positivi senza sentirsi menomata. Non pone la discussione in termini di vittoria o di sconfitta, di cedo o non cedo; non le interessa la sfida; si propone di veder chiaro e il meglio, non di aver ragione. Questa non è arrendevolezza, e neppure significa vivere all’insegna del dubbio, mettere il dubbio al di sopra delle certezze; significa semplicemente non dimenticare la loro relatività nè le certezze degli altri. Di fronte a questa persona nessuno può compiacersi di averla sopraffatta o umiliata con la propria verità. Libera dal bisogno di aver ragione ad ogni costo, non ha difficoltà ad essere obiettiva e a riconoscere esplicitamente la validità di quanto l’interlocutore espone. La disponibilità ad accettare il diverso e a lasciarsi persuadere è uno dei traguardi più alti nel processo di crescita umana e sociale. E’ un traguardo difficile, perchè il diverso disturba; implicitamente o esplicitamente si pone come termine di paragone e provoca un confronto dal quale non è detto che si esca indenni.

 

L’altro va visto invece come una grande opportunità di crescita, come fonte di tutto ciò che non sappiamo, come parte di un cammino di vita che mai va fatto in solitudine. Possiamo dire che senza l’altro non andiamo metaforicamente da nessuna parte, ma rimaniamo fermi nel nostro piccolo mondo di comode e piccole certezze relative.

Il diverso è una sfida agli schemi mentali che presiedono alla nostra raffigurazione del mondo e alla nostra organizzazione della vita; mette in crisi il nostro narcisismo che ci fascia di una rassicurante sensazione di sufficienza e di dignità, quindi di un appagamento solare nell’essere come si è e nel fare ciò che si fa e come si fa. Spesso il diverso è novità e può farsi proposta; può insinuare il dubbio di lacune fino allora insospettate e divenire un garbato invito a soffrire per queste lacune e a darsi da fare per colmarle. Altre volte il diverso è vera e propria contraddizione e opposizione; qui il diverso si erge in tutto il suo potere di provocazione e di sfida alle nostre sicurezze. L’incontro col diverso chiede di dimenticare per un momento le proprie certezze e di considerarne altre: quelle del diverso. Le mie certezze possono diventare incertezze; la mia verità, dubbio, forse errore, con tutto il lavoro di revisione e di risistemazione da compiere, in umiltà, che la coscienza dell’errore impone. L’incontro con il diverso è sempre un invito ad affacciarsi sull’uscio di casa e a guardare fuori e ad ascoltare altre voci; un invito ad alzarsi e ad uscire dalla propria presuntuosa sicurezza per abitare un una ragionevole insicurezza. Dall’incontro con il nuovo si ritorna sempre o più ricchi o più frustrati. Riconoscere che l’altro ha il diritto di essere altro, cioè diverso e di possedere criteri valutativi ed organizzativi personali; essere disposti a condividerli se riconosciuti migliori senza sentirsi umiliati, definisce una persona giunta al vertice della formazione, una persona che ha imparato, in una parola, la difficile arte di vivere con gli altri.

Alla base di tutto questo ragionamento vi è senz’altro un fondamento d’amore che emerge come condizione necessaria e sufficiente a garantire rapporti umani basati sul rispetto reciproco, sulla tolleranza, sulla disponibilità all’altro comunque esso sia e si presenti; e ancor di più sulla sua valorizzazione come ricchezza e non impoverimento.

 

“L’amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile”

Theodor Adorno  

Citazioni da:

Dalle parole al dialogo. Aspetti psicologici della comunicazione interpersonale – Colombero Giuseppe – San Paolo Edizioni  

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