PERCHE’ NATALE E’ IL TUO NATALE:AUGURI!

“Prendo a prestito le parole di Giovanni Papini perchè meglio di tutte sintetizzano il senso del Natale, come rinascita interiore, poichè siamo noi a dover riempire quella culla vuota, nel luogo impervio e freddo delle difficoltà quotidiane. Allora il calore che sentiremo sarà quello che si sprigionerà dal roveto ardente, eternamente presente in noi a  cui avremo tolto la polvere che lo soffocava!

 

Anche se Cristo nascesse 

mille e diecimila volte 

a Betlemme, 

a nulla ti gioverà 

se non nasce almeno una volta 

nel tuo cuore.

 

Ma come potrà accadere 

questa nascita interiore? 

Eppure questo miracolo nuovo 

non è impossibile 

purché sia desiderato e aspettato. 

 

Il giorno nel quale non sentirai 

una punta di amarezza 

e di gelosia dinanzi alla gioia 

del nemico o dell’amico, 

rallegrati perché è segno 

che quella nascita è prossima. 

 

Il giorno nel quale non sentirai 

una segreta onda di piacere 

dinanzi alla sventura e alla caduta altrui, 

consolati perché la nascita è vicina. 

Il giorno nel quale sentirai il bisogno 

di portare un po’di letizia a chi è triste 

e l’impulso di alleggerire il dolore o la miseria 

anche di una sola creatura, 

sii lieto perché l’arrivo di Dio è imminente. 

 

E se un giorno sarai percosso 

e perseguitato dalla sventura 

e perderai salute e forza, 

figli e amici 

e dovrai sopportare l’ottusità, 

la malignità e la gelidità 

dei vicini e dei lontani, 

ma nonostante tutto non ti abbandonerai 

a lamenti né a bestemmie 

e accetterai con animo sereno il tuo destino, 

esulta e trionfa perché il portento 

che pareva impossibile 

è avvenuto 

e il Salvatore è già nato nel tuo cuore. 

 

Non sei più solo, non sarai più solo. 

Il buio della notte fiammeggerà 

come se mille stelle chiomate 

giungessero da ogni punto del cielo 

a festeggiare l’incontro 

della tua breve giornata umana 

con la divina eternità. 

 

25 dicembre 1955

Giovanni Papini

http://www.paoline.it/Zoom/PAGINE-SCELTE/articoloRubrica_arb1417.aspx

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DOVE VANNO LE NUVOLE?

Dove vanno a morire le nuvole?

Davvero si riducono in pioggia?

Le ho viste baciarsi nei cieli azzurri da qui sù

Rincorrersi come giocando fra loro

Le nuvole…….sembrano immortali signore danzanti!

Le ho viste baciarsi prima di fuggire insieme per chissà dove

Fondersi, frantumarsi…ma mai sparire del tutto!

Le nuvole trasformiste, che cambiano abito per poterti parlare

Tu le chiami e loro arrivano correndo a frotte

Grandi, piccole, spesse, sottili…..intere famiglie

Che vivono nel blù intenso di questo cielo

Che ora soltanto io vedo

Mi sorprendo ma non dovrei…

loro dovrebbero essere gia nei miei ricordi di bambina

Loro corrono e io le rincorro

I miei aquiloni immaginari………..

Aquiloni senza filo che non puoi dirigere

Ma che dirigono te!

Il vento le plasma, le schiaccia, le gonfia

E loro ne ridono per il solletico che le prende

C’è gioia nel cielo, ed è gioia senza tregua!!!

Lì si ride, si scherza, ci si diverte con niente…

E tu!………che sei abituato a guardati avanti

dovresti alzare gli occhi ogni tanto

per vedere se c’è un aquilone che ti cerca

se non lo fai………..lasci orfana una nuvola.

Jole

Sono aperti i colloqui per la partecipazione ai laboratori della compagnia di teatro del sacro “AltrOteatrOltre”

I LABORATORI DI ALTROTEATROLTRE SONO PERCORSI DI FORMAZIONE DELL’ATTORE CHE UNISCONO TECNICA, METODI VARI, CREATIVITA’ … VANGELO.

“LE STRADE DEL TEATRO 1 ANNO”

Laboratorio per la formazione dell’attore teatrale. Rivolto a tutti coloro che hanno più di 18 anni. Lo studio pratico e teorico delle tecniche base d’attore verrà affrontato privilegiando l’espressione corporea e l’uso della voce sulla scena. Studio della dizione e della fonetica applicata alla scena. L’approccio al testo e alla costruzione del personaggio.. Tecniche di recitazione per esprimere gli stati d’animo e le emozioni in modo veritiero e sensibile e non “recitate”. Previsto un saggio di fine anno che metta in evidenza valori morali e religiosi in sintonia con gli obiettivi di Altroteatroltre.

“TEATRO D’IMPROVVISAZIONE”

Laboratorio per la formazione dell’attore teatrale. Rivolto a tutti coloro che hanno più di 16 anni.

L’avvicinamento alla scena teatrale e l’assimilazione delle tecniche di recitazione avviene attraverso un percorso strutturato in giochi d’improvvisazione. Una metodologia nata in America che punta alla formazione dell’attore partendo dalle sue potenzialità e dai suoi limiti giungendo con divertimento e creatività stimolata, a saper stare sulla scena in piena consapevolezza. Previsto un saggio di fine anno che metta in evidenza valori morali e religiosi in sintonia con gli obiettivi di Altroteatroltre.

IL TEATRO COMICO

Come riscoprire la comicità insita in ognuno di noi: il metodo, le tecniche, attori di cabaret, attori di teatro comico. Questo e tanto altro per conoscere e gestire il personale stile di comicità sulla scena.

I colloqui si terranno nella nostra sede previo appuntamento email (info@altroteatroltre.it)  o chiamando ai cell di Michele e/o Sabrina: per chi ne fa richiesta in posta privata-. Scadenza colloqui 16 Ottobre 2011. Per attori già formati e con esperienza di palcoscenico si apre la possibilità di accedere a “LE STRADE DEL TEATRO 2 ANNO”.

I FIORI DI BETANIA

LA SABBIA E IL MARE

 

Deserti affollati di immagini

che come sabbia s’insinuano

nelle tasche della vita.

Respiro, e l’onda si muove

spazza via ogni cosa

facendo spazio al nuovo che viene

sorrido e si ritira

e lascio andare il superfluo.

L’onda purifica il tempo

e non c’è più un granello…

resta un  vuoto di pace

e scintillii di biancore divino

a dondolarmi il cuore.

Jole

CORIANDOLI, CENERE E MIMOSE

Coriandoli colorati come i fiori d’aprile,

seminano allegria

come scia dei loro capelli

Cenere come i giorni avversi

che bruciano sogni

e rinascono dalla polvere

Mimose come profumo di nuove cose

durano un attimo

e lasciano un ricordo perenne

Donne così, per chi le vuol capire……….

Jole

UOMINI COME ALBERI…

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,22-26.
Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.
Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?».
Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa.
E lo rimandò a casa dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

 

 

Uomini come alberi, uomini di cui percepiamo solo l’ondeggiare frenetico, nella realtà che la nostra mente riflette.

Gesù prende il cieco per mano, se ne fa carico, diventa la sua guida, diventa i suoi occhi, la sua strada. Lo porta lontano dalla sua realtà, da ogni cosa che conosce e che gli da sicurezza, visto che, cieco com’è, probabilmente è abituato agli ostacoli soliti, di cui conosce ogni posizione spaziale. Fuori dal villaggio il cieco è ancora più cieco di prima, ha perso ogni indicazione tattile, ma qualcuno lo guida ed egli di FIDA. Gesù usa la saliva come per ri-creare una vista, uno sguardo, in quell’uomo che vive da sempre al buio. Il cieco ora vede qualcosa ma Gesù ha bisogno di sapere cosa vede: la domanda è in realtà retorica perché Gesù lo interroga soltanto affinché egli alzi gli occhi. Alzare gli occhi, alzare lo sguardo è sinonimo di dignità ritrovata, di fiducia, di speranza  in un orizzonte visivo quasi nullo o improbabile.

Gesù allora impone di nuovo le sue mani per completare l’opera ma in realtà non le ritrarrà mai più da quell’uomo.

Dopo l’incontro dei due e dopo il primo contatto, la divisione non è più possibile: il cammino sarà infinito ma sarà in compagnia di Lui.

Dopo quell’incontro il cieco non ha più bisogno della falsa sicurezza del villaggio, con i suoi schemi precisi e immutabili, con strade e case e persone incasellate come in uno stradario perfetto  inciso nella sua mente: ora il cieco non ha più bisogno di usare la mente, userà gli occhi!

I suoi occhi saranno il riflesso della luce dell’anima che ha incontrato Dio e lo guideranno senza inganni alla scoperta del mondo.

Gesù è il Maestro, ed è la Verità per ogni Via di luce verso la conoscenza di se.

Il dialogo tra i due è davvero scarno ma sostanziale, non una richiesta, ma una semplice offerta, perché spesso non abbiamo nulla da chiedere a parole che la nostra figura non chieda già da se. Ognuno porta con sé domande non pronunciate, ma sei incontra qualcuno che le coglie aldilà del linguaggio verbale, è fatta!

Gesù è Maestro anche in questo, nel saper leggere oltre le nostre corazze, oltre i muri che inconsciamente alziamo, ma che sono in realtà il nostro miglior biglietto da visita. Egli scavalca le ragioni della nostra mente e le costruzioni delle nostre sicurezze, alleggerendoci del superfluo, da ogni zavorra che impedisce il cammino.

Non c’è cammino senza consapevolezza di se e questa consapevolezza passa attraverso quell’uscita dal villaggio, per non tornarci mai più.

Gesù dona a quel cieco una vista magnifica su se stesso, ora in grado di conoscersi nel Suo Amore

LA RELAZIONE CHE DALLA SPERANZA PORTA ALLA FELICITA’

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,1-12.
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
1«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
2Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
3Beati i miti, perché erediteranno la terra.
4Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
5Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
6Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
7Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
8Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
9Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

 

La Magna Charta del cristianesimo, il discorso della montagna, le Beatitudini. Gesù si siede, e chiama tutti alla speranza, alla certezza della felicità possibile. Il termine “beatitudine” non significa altro che felicità, infatti. Il suo discorso non è più “ se sarete…se farete…. se rinuncerete…”, il suo discorso è “Beati!”, è un’affermazione al presente che non pone condizioni, ma guarda nell’intimo di ciascuno, fotografa l’anima di chi ascolta e nelle Sue parole ognuno può ritrovarsi e identificarsi e dire: ”Io sono Beato!”………Io sono Felice, perché essere beati vuol dire essere felice, nonostante la propria inadeguatezza, difficoltà e sofferenza. La felicità supera la contingenza e la precarietà umana, perchè ha a che fare con l’essere, col modo di percepirsi e di mettersi in comunione con Dio. Sono felice perché ho Dio, perché dentro di me c’è questa enorme beatitudine che mi chiama a superarmi, ad esplorare la mia interiorità e a ritrovare in me stesso la Luce, che è Cristo in me.

Straordinaria anche la circolarità del discorso, che inizia e finisce con l’ereditare il Regno dei Cieli, come insegnava il mio prof. di S.Scrittura. Otto beatitudini che formano un cerchio perfetto, una circolarità che ricorda la vita per chi crede che morire non sia la fine ma l’inizio; una circolarità che ricorda l’alfa e l’omega, in cui principio e fine si identificano: la vita può essere una vita felice per tutti!

Se ascoltate il brano (BEATITUDINI DI M. FRISINA) vi accorgerete che inizia con una sequenza di note in scala che dal Do arriva al Mi successivo. Non sono un esperta di musica, quindi accetto anche correzioni in merito, ma sento 10 note consecutive…

Mi piace molto questa idea “sonora” della felicità, anche se per niente teologica, è come se la gioia originasse dalla sinfonia di queste note per ognuno di noi e si trasmettesse all’altro rispettando  le sue corde e cambiando registro per adattarsi al cuore altrui, senza imposizioni ma lasciando l’altro libero di restare sempre se stesso

L’ultima beatitudine la nona, non è altro che una postilla, che serve a ricordarci che per essere felici non abbiamo bisogno che qualcuno ce lo confermi, non abbiamo bisogno di riconoscimenti, proprio perché la beatitudine di cui parla Gesù è qualcosa che ha a che fare col sentire noi stessi, col nostro imparare ad ascoltarci col nostro imparare a vivere, in ultima istanza. Se questo è quello che Gesù ci dice oltre ogni tempo e luogo allora possiamo dire “ io oggi sono felice”, io posso, io devo, perché non c’è ostacolo che si frapponga tra me e la Verità proclamata dal Vangelo, se non le resistenze che vengono dalle  mie sovrastrutture psicologiche o ideologiche

Rallegratevi!!! Ecco la conclusione per chi ha compreso ed è entrato nell’ottica delle beatitudini…non resta che questo, rallegrarsi, essere grati per questa meravigliosa opportunità

Se la circolarità è sigillata dal raggiungimento e dal possesso del regno dei cieli, questo vuol dire che il regno è dentro di noi già ora, è la vita che si rapporta a Dio qui ed ora. Anche Anselmo Grun afferma che il Regno dei Cieli è un luogo del cuore nel quale possiamo trovare rifugio, una porta da varcare, attraverso la quale non passeranno mai frustrazioni e angosce. L’unica via allora per le beatitudini e per la felicità è cercare questo Regno dentro di noi, che c’è, Hic et nunc!

Le Beatitudini sono allora le  opzioni fondamentali perché questo Regno sia cercato  e trovato con successo e il dolore e la sofferenza, diventano punti da cui partire, indicazioni per trasformare e sovvertire la logica umana che invece cerca fuori di se la felicità.

Dal dolore si rinasce ristabilendo una RELAZIONE profonda con noi stessi, una relazione che dalla speranza porta direttamente alla più alta beatitudine, che è la felicità nascosta in fondo al nostro cuore: siamo nati per essere felici!

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